Il Gaula

A pesca di salmoni nelle acque dorate del fiume Gaula in Norvegia

L’ORO DELLA NORVEGIA: IL FIUME GAULA (Parte I)

Nel cuore della Norvegia Centrale, nella regione del Sor Trondelag, scorre maestoso ed in tutta la sua bellezza il fiume Gaula, una delle mete più ambite e famose per i salmon fisherman di tutto il mondo.

Testo di Francesco Fedeli

Foto di Valerio Santagostino e Francesco Fedeli

Francamente fino ad ora sono sempre stato un po’ riottoso a scrivere un articolo su questo fiume norvegese, in quanto del Gaula si è scritto parecchio qualche anno fa, fino a rendere tale itinerario un po’ troppo inflazionato ed avvertivo la sensazione di poter risultare ripetitivo di quanto da altri già scritto e riscritto. Tuttavia negli ultimi anni sulle riviste del settore italiane non sono stati pubblicati nuovi ‘pezzi’ su questo itinerario della Norvegia Centrale. Inoltre, il sempre maggior interesse per questo fiume e le sempre maggiori richieste del mercato piscatorio internazionale hanno determinato dei significativi cambiamenti nell’organizzazione della pesca sulle sue acque. Ritengo, quindi, che sia giunto il momento di riportare quanto ho appreso in tutte le mie frequentazioni, non sottraendomi ad usare anche toni critici e polemici a riguardo del trend della gestione della pesca che si è verificato in questi ultimi anni. Devo però confessare che ho tali e tanti ricordi di pesca legati a questo meraviglioso fiume e ai suoi salmoni, che solo riuscire a selezionare, da tutto il materiale fotografico di cui dispongo, le immagini da allegare a questo articolo è stata un’operazione emotivamente molto coinvolgente, poiché ogni immagine che rivedevo evocava in me i ricordi e le emozioni del momento in cui era stata scattata. 

 


 

Il Gaula acqua leggermente velata 

 

Acqua alta e leggermente velata, cielo nuvoloso, luce crepuscolare tipica delle sere di fine giugno: situazione perfetta per imbattersi in un salmone del fiume Gaula.

 

 


Il ‘mio’ Gaula

La prima volta che mi sono recato a pesca di salmoni sul fiume Gaula è stato alla fine del mese di giugno del 1999.Nonostante allora fossi poco più che alle prime armi come pescatore di salmoni, soprattutto al cospetto di fiumi imponenti come il Gaula appunto, che necessitano di doti tecniche di cui a quel tempo ancora non disponevo, rimasi letteralmente affascinato dalla bellezza di questo fiume e della sua valle, e ne intuii velocemente le reali potenzialità piscatorie.Nella mia testa, infatti, cominciava a farsi strada l’equazione fiume grande = pesci grandi e il Gaula mi sembrava fin da subito un fiume adatto ad ospitare anche salmoni di grossa taglia.Del resto, persino le scarne informazioni che ero riuscito a reperire prima di partire per quel mio primo viaggio in Norvegia parlavano del Gaula come di un fiume da pesci grossi, specialmente ad inizio stagione nel mese di giugno.  Ciò che prima solo presumevo è stato subito confermato dai salmoni che vidi saltare e prendere dagli altri pescatori durante quel mio primo viaggio.Pure io, nonostante il gap di esperienza e le lacune tecniche proprie del novizio, riuscii a prendere un medium size di 6 chili (o forse sarebbe meglio dire che quel salmone decise di ‘suicidarsi’ venendo ad afferrare la Sunray Shadow che maldestramente stavo cercando di lanciare!), proprio durante la mia prima sera di pesca in assoluto sul Gaula. Il pomeriggio del mio arrivo al paese di Storen, che può essere considerato il ‘campo base’ di tutti i pescatori di salmoni, ricordo che rimasi ammirato dai riflessi generati dai raggi di sole sulle acque del fiume: era un susseguirsi di azzurro/turchese e di verde/smeraldo, con dei particolarissimi riflessi dorati, che solo col tempo ho capito che erano dovuti alle piccolissime particelle di sedimenti di color oro trasportate dal fiume, tali da conferirgli la sua caratteristica colorazione.


Il Gaula

 

 

Situazione con fiume molto alto con acqua nei prati, ma sempre pescabile, in quanto le linfe del Gaula difficilmente si colorano a tal punto da vanificare completamente i nostri tentativi.

 


 

Vi sono pure adagi riportati dai locali secondo i quali proprio l’etimologia del nome ‘Gaula’ deriverebbe dalla caratteristica peculiare delle sue linfe ‘dorate’ (gull = oro in Norvegese). Tale dorata peculiarità delle sue acque è particolarmente agevole da scorgere quanto il fiume scorre con portata media (tra i 50 ed i 100 mq/s al rilevatore posizionato sul Gaulfossen, per intenderci), mentre, a seguito di precipitazioni, questo corso d’acqua si gonfia in modo repentino e le sue linfe tendono ad assumere una colorazione più intensa, color cognac.  Difficilmente, tuttavia, diventa impescabile a causa dell’eccessiva colorazione. Difatti in tutti gli anni delle mie frequentazioni penso di aver perso non più di due o tre mezze giornate di pesca, in quanto, a differenza di molti altri corsi d’acqua da salmoni, il Gaula con le piogge si gonfia anche in modo repentino, ma si pulisce altrettanto rapidamente, non appena cessano le precipitazioni.

 


 

Il Gaula

 

 

Tipico medium size (salmone sui 6 kg) fresco di risalita del Gaula.

 


Su questo fiume posso dire di aver maturato molta della mia esperienza di pescatore di salmoni, avendolo frequentato assiduamente (almeno una volta all’anno nei mesi di giugno o luglio) durante i passati tredici anni.Pesci ne ho presi diversi, ma non tantissimi, e comunque tutti sudati, con tanta pazienza, dedizione e perseveranza.Di certo non un itinerario facile né per quanto attiene alla conformazione delle sue sponde e alla sua morfologia (fiume impegnativo da affrontare anche da un punto di vista fisico, specialmente con livelli alti, in quanto sono necessari guadi anche ‘avventurosi’ e lanci lunghi), né per quanto attiene all’entità delle risalite dei salmoni, non certo paragonabili a quelle dei più rinomati fiumi russi o islandesi.


 

foto5 il Gaula
Guadi avventurosi e lanci lunghi sono spesso un ‘must’ per affrontare il Gaula con condizioni di acqua alta.

 


 

Insomma: sapevo perfettamente che ogni salmone che prendevo era un pesce che mi ero proprio guadagnato, pescando tanto di giorno e soprattutto durante le notti scandinave, altra esperienza unica, che vi consiglio di provare. Tali difficoltà (non ultima la sopravvivenza agli sciami di zanzare e di knut, terribili e famelici moschini nordici, totalmente indifferenti a qualsiasi lozione repellente) tuttavia, mi facevano gustare ancora di più la cattura di un salmone, quando riuscivo a prenderne uno. Più di una volta, infatti, non appena catturato un pesce, mi sono sdraiato sul primo prato che trovavo, e, pervaso da una sensazione di totale appagamento piscatorio mista alla stanchezza per le tante ore di pesca, mi sono abbandonato tra le braccia di Morfeo. 


Il Gaula

 

Alla ricerca di salmoni in una splendida giornata di metà giugno, a valle dell’abitato di Rognes.

 

 


L’organizzazione della pesca: com’era allora e com’è adesso

La valle del Gaula nei primi anni delle mie visite offriva possibilità di pesca quasi illimitate, essendo il suo corso interessato dalla risalita dei salmoni per più di un’ottantina di chilometri e disseminato di una pluralità di differenti beats, molte delle quali, in quegli anni, ancora accessibili a tutti o quasi. Pesca di tutti i tipi (a mosca, a spinning, a spinfluga, con il verme, ecc…) che permetteva una graduale ed omogenea distribuzione dei pescatori su tutto il suo corso, pescatori che ricercavano la sezione di fiume più adatta al sistema di pesca praticato. E soprattutto pesca per tutte le tasche. Difatti, alla fine degli anni ’90 e nei primi anni duemila, parallelamente alla possibilità di pesca esclusiva praticabile su tratti di acque private, si poteva ancora accedere a svariati chilometri di fiume, a proprio piacimento, con permessi di pesca del costo di soli 20/25 euro al giorno. Ciò voleva dire possibilità di organizzare liberamente le proprie sessioni di pesca, senza curarsi degli orari, concentrando gli sforzi negli spot e alle ore che si reputavano più produttive. O più semplicemente si andava a pesca quando se ne aveva voglia: in fin dei conti una vacanza di pesca al salmone è (o dovrebbe essere) pur sempre una vacanza! Tale libertà d’azione voleva anche dire, in ipotesi, potersi recare a pesca in acque diverse tutti i giorni, in modo sia da selezionare la pool o le pools più indicate in relazione alla situazione contingente (portata del fiume, temperatura dell’acqua, risalita dei pesci, ecc…), sia da non stufarsi di pescare sempre sullo stesso tratto. Difatti uno degli aspetti che non mi ha mai fatto optare per prenotare una settimana di pesca su di un singolo tratto di Gaula, al di là della difficoltà di trovare una valida beat privata disponibile, è sempre stato quello di evitare il rischio di annoiarmi a pescare sempre nello stesso posto, cosa che alla lunga avrebbe potuto risultare monotona e ripetitiva. In quegli anni le acque ‘pubbliche’ disponibili erano: l’acqua dell’associazione di pescatori di Storen, quella di Aune Vald a Rognes, quella delle famiglie Malum / Winsnes e quella di Singsas, lunga una decina di chilometri. Per parlare delle sole acque ‘libere’ presenti tra gli abitati di Storen e Singsas, che distano una ventina di chilometri. Analogamente era possibile prendere contatti direttamente con i proprietari dei diritti di pesca, che rilasciavano a chiunque i permessi di pesca a delle cifre ragionevoli. Dopodichè nei tredici anni passati da quel primo viaggio le cose sono cambiate, anno dopo anno, inesorabilmente e, oserei dire, non in meglio.Innanzi tutto sono andate sempre più rarefacendosi, fino a quasi scomparire del tutto, le zone di pesca accessibili a dei costi ragionevoli, così come sono diminuite drasticamente in estensione le acque pubbliche. Ad esempio la mia amata riserva Malum / Winsnes (allora lunga circa 3 km di doppia sponda del fiume, che conoscevo praticamente ‘sasso a sasso’) è stata suddivisa in 4 tratti inseriti in una rotazione quasi inavvicinabile nella top season, ed è stata lasciata come ‘pubblica’ una sola pool di poche decine di metri di lunghezza, valida solo in condizioni di acqua molto alta.Nel breve volgere di pochi anni, quindi, ho assistito alla progressiva ‘privatizzazione’ della maggior parte dei tratti sui quali ero solito pescare, in favore dell’inserimento di questi ultimi in costosissime rotazioni offerte solo ad una elite di persone danarose, non sempre validi pescatori. Anzi….


Il Gaula Il Gaula
In alcune situazioni (come quelle delle foto) la pesca andrà esercitata direttamente dalle massicciate, sovente sovrastate da piante ed arbusti, tali da richiedere delle buone doti tecniche.  

In sostanza la gente del posto, proprietari terrieri e titolari dei diritti di pesca delle varie sezioni del fiume, ha ‘fiutato’ il business potenzialmente offerto dalla pesca al salmone e ha preferito cedere tali diritti, anche per diversi anni consecutivi, ad intraprendenti organizzatori, che li hanno prontamente rivenduti nei circuiti e nei canali di pesca internazionali a cifre anche elevatissime. Alcuni di questi organizzatori, che già gestivano delle rotazioni su di un numero contenuto di beat, ma molto valide, hanno pensato bene - per far fronte alle sempre maggiori richieste di canne – di fare man bassa di quasi tutti i tratti d’acqua disponibili, validi e non, e di inserire anno dopo anno le nuove acque così acquisite all’interno delle loro rotazioni. La prima conseguenza dell’ampliamento di queste rotazioni è stata che all’interno di esse ora si trovano acque eccellenti, acque discrete e acqua meno produttive (a volte solo perché difficili da pescare ai più: pesca in deep wading; necessità di lanci lunghi e precisi spesso con la sinistra; sponde piene di vegetazione, ecc…; non meno produttive in senso assoluto!), che però vengono ‘vendute’ tutte allo stesso prezzo, all’interno di un unico pacchetto. L’ulteriore risultato di questo escamotage è stato che il numero aumentato, ma pur sempre esiguo, dei clienti di queste rotazioni, ora è il solo ad avere la possibilità di accedere a tutti questi tratti d’acqua, pagando, ovviamente, delle cifre molto elevate. Con una conseguenza, però, di non poco momento: essendo la giornata composta di sole 24 ore e dovendo, quindi, i pescatori concedersi un po’ di riposo, capita spesso di vedere queste pool meno ‘nobili’ - ma pur sempre produttive per chi le conosce e le ‘sa pescare’ – senza nessuno che vi pesca per giornate intere. Tutto ciò con l’intuibile rabbia per persone che, come il sottoscritto, proprio in quelle acque, ora ‘rubate’, conservano ricordi di pesca indimenticabili e non possono più accedervi anche se non ci pesca quasi mai nessuno. Mi permetto poi un’ultima considerazione. Non solo molti pescatori come me, ma pure i gestori dei campeggi, degli appartamenti da affittare, dei bar e dei ristoranti, dei negozi di pesca, ecc…, non hanno accettato di buon grado questo nuovo trend della gestione della pesca. Difatti numerosi salmon fisherman che prima si recavano a pesca su tutti questi tratti di fiume, ora inaccessibili, e che ovviamente usufruivano (spesso con famiglia al seguito) anche delle varie strutture ricettive della valle, da qualche anno hanno abbandonato il Gaula alla volta di altri itinerari piscatori: del resto la sola Norvegia offre decine e decine di fiumi da salmoni alternativi al Gaula! E’ pertanto evidente che le conseguenze negative della suddetta ‘privatizzazione’ si sono ripercosse soprattutto sulle persone che lavoravano con l’indotto della pesca al salmone, le quali hanno visto diminuire sempre di più il numero dei clienti. In sostanza, quindi, gli unici ad avere tratto beneficio da questo stato delle cose sono stati gli intraprendenti organizzatori, in danno sia dei proprietari dei diritti di pesca, poiché un domani, attese le scarse catture su questi tratti meno pescati, non potranno più rivendere i medesimi a cifre elevate (difatti il prezzo dei diritti di pesca viene normalmente parametrato al numero dei pesci catturati nelle cinque/dieci stagioni precedenti), sia di tutti gli altri operatori turistici che vivevano per tre mesi all’anno con l’indotto della pesca al salmone. Inoltre proprio la coesione tra i vari operatori del settore aveva permesso negli anni passati di spuntare degli ottimi risultati con le autorità preposte in termini di abolizione della pesca professionale, di politica di tutela e di incremento dello stock di salmoni selvatici e di limitazione dello sfruttamento del Trondheim Fjord per l’allevamento intensivo del salmone.


il Gaula

 

Uno scorcio di Aune Vald a Rognes, una delle poche acqua pubbliche rimaste nel medio corso del Gaula.

 

 


Oggigiorno invece, essendo venuta meno tale coesione, il ‘potere contrattuale’ di chi ancora vive della pesca sportiva al salmone è per forza di cose diminuito, in quanto viene rappresentato un numero più esiguo di operatori del settore.
Tuttavia sono convinto che da questa esperienza – a mio modo di vedere per le ragioni sopra esposte - per certi versi negativa verranno tratti anche degli spunti di riflessione utili per la futura organizzazione della pesca, e confido che nei prossimi anni si potrà tornare ad avere una gestione meno miope e più unitaria della medesima.
Terminata questa digressione, segnalo come oggigiorno le alternative che si presentano ai pescatori sono di tre tipi: o riuscire ad accedere a queste rotazioni esclusive mettendo corposamente mano al portafoglio, anche se nella top season sarà comunque molto difficile - per non dire impossibile - trovare una canna disponibile, oppure riuscire a prenotare, insieme ad un gruppo di amici, una beat privata, nella quale, oltre alla pesca esclusiva, viene solitamente offerta anche la sistemazione per mangiare e dormire. Intuitivamente anche questa seconda opzione ha dei costi da ‘abbastanza’ a ‘molto’ elevati.


Il Gaula

Recente cattura ‘notturna’ realizzata dall’autore (luglio 2011): un salmone di inizio estate di tutto rispetto (sugli 8 kg) catturato in acque pubbliche.

 

 

 


Vi informo però, che per riuscire a prenotare queste beat private dovrete aspettare che chi ci ha pescato l’anno prima, passi a miglior vita, in quanto difficilmente rinuncerà a prenotare la pesca anche per l’anno successivo, incurante delle sempre maggiori richieste economiche dei proprietari. La terza e meno nobile alternativa, che rimane ai più, è quella di recarsi a pescare nelle orami limitate acque pubbliche, dove vi sarà sempre o quasi un sovraffollamento di pescatori, dediti all’utilizzo di tutte le tecniche di pesca consentite. Tali considerazioni valgono per la ‘top season’, vale a dire dalla fine di giugno alla fine di luglio, mentre nelle prime settimane di giugno o in agosto le disponibilità sono maggiori ed i costi un po’ più contenuti.

La produttività del Gaula: il miglior fiume da salmoni di tutta la Norvegia

Terminata questa doverosa premessa un po’ polemica dell’attuale situazione, a riguardo del modo in cui la pesca è organizzata, va detto il Gaula era e rimane un fiume meraviglioso, ancora selvaggio e completamente naturale, poiché privo di dighe e sbarramenti artificiali, tali da alterarne la naturalezza.  Ciò sta ad indicare che la portata del fiume è determinata esclusivamente dallo scioglimento delle nevi (fenomeno che normalmente si protrae sino alla metà di giugno e, in qualche annata, sino alla fine di giugno) e dalle precipitazioni piovose. Si tenga presente, quindi, che in estate, in particolar modo tra la metà di luglio e la metà di agosto, se non piove il rischio di trovare il fiume basso è sempre concreto. Il Gaula nasce sulla catena montuosa che demarca il confine tra Norvegia e Svezia, a monte del paese di Roros e dopo un percorso di circa 120 chilometri, che compie in direzione sud/est – nord/ovest, sfocia in mare nel Trondheim Fjord. I principali tributari che riceve durante il suo corso sono: il Fora nei pressi dell’abitato di Singsas, il Bua a monte dell’abitato di Rognes ed il Sokna nel paese di Storen. Anche questi affluenti sono risaliti dai salmoni e possono offrire pesca e catture di qualità, Sokna, in particolare. La pesca sportiva al salmone sulle rive del Gaula ha iniziato ad essere praticata nella seconda metà dell’800, quando i Lord inglesi organizzarono le prime spedizioni di pesca.Ancor oggi lungo le sue sponde è possibile scorgere (ed in alcuni casi anche soggiornarvi) le caratteristiche costruzioni in stile “British” realizzate tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 per ospitare quei primi ospiti “illustri”. Prima di allora i salmoni erano considerati dai locali una preziosissima fonte di proteine da accaparrarsi in ogni modo (reti, trappole, fiocine, ecc…) e non certo la fonte di business che sono diventati oggi. A tal proposito, oserei dire che attualmente la pesca al salmone è (rectius: era fino ad una decina di anni or sono, per le ragioni sopraesposte) un vero e proprio volano per l’economia di tutta la valle del Gaula: campeggi, alberghi, bar, ristoranti, negozi, ecc…, gravitano per tre mesi all’anno (da giugno ad agosto) unicamente attorno alla pesca al salmone. Lo stock di salmoni selvatici di questo fiume è considerato essere ancora copioso, tra i più puri e meglio conservati dell’intera Scandinavia.Va detto tuttavia che negli ultimi anni l’allevamento intensivo dei salmoni all’interno di gabbie posizionate nel Trondheim Fjord ha iniziato a creare seri rischi alle caratteristiche genetiche di tale stock a causa dei salmoni allevati che inevitabilmente fuoriescono dalle gabbie ed entrano a contatto con quelli selvatici, con l’intuibile pericolo di impoverimento delle caratteristiche genetiche ‘uniche’ di questi ultimi ed il rischio di trasmissione di parassiti e malattie. 


Il Gaula Valerio

 

Valerio con il suo primo salmone del Gaula.

 


Ricordiamo a tal proposito cosa è capitato alla fine del secolo scorso proprio in Norvegia a causa del parassita “girodactilus salaris”, veicolato dai salmoni di allevamento a quelli selvatici.Per chi non lo sapesse tale parassita ha sterminato, in pochissimo tempo, l’intero stock di salmoni selvatici di alcuni rinomatissimi fiumi! Mi riservo di parlare più diffusamente in un prossimo articolo di questa problematica che mi sta particolarmente a cuore. Tornando al nostro discorso, va detto che dalle statistiche dell’ultimo decennio il Gaula è risultato il fiume più produttivo di tutta la Norvegia per numero e peso complessivo dei salmoni catturati, mediamente tra le 30 e le 35 tonnellate a stagione, con annate in cui sono state superate anche le 50 tonnellate. E questi dati si riferiscono alle statistiche ufficiali, nelle quali sono registrati solo una parte dei pesci catturati. Quindi tali dati debbono essere interpretati come approssimati per difetto, in relazione alle effettive catture di ogni stagione. Non solo. A differenza di altri fiumi norvegesi, all’interno del Gaula da anni ormai non è più praticata la pesca professionale, messa al bando già nel 1979, ed i pesci riportati nelle statistiche sono stati catturati esclusivamente da pescatori armati di canna e lenza. Tali numeri impressionanti sono dovuti in parte all’elevata pressione di pesca, ma soprattutto alla quasi totale abolizione della pesca professionale (reti e trappole) anche nel Trondheim Fjord (avvenuta nel 2005), dove oltre al Gaula sfociano l’Orkla, il Nidelva e lo Stjordal, anch’essi rinomati fiumi da salmoni che hanno beneficiato di tale abolizione, Orkla in primis. La già accennata assenza di dighe e sbarramenti consente poi la naturale migrazione dei pesci lungo l’intera asta fluviale del Gaula, fino a raggiungere le aree di frega poste nell’area a monte dell’abitato di Singsas, che si trova a circa 80 chilometri dal mare. Ciò detto, non si deve comunque pensare che in tutte le stagioni vi siano delle eccezionali risalite di salmoni. Difatti ad annate in cui la risalita è stata particolarmente copiosa (2000, 2001, 2004 e 2008) sono succedute annate in cui la risalita è stata più contenuta (2003, 2007, 2009, 2010 e 2011). Occorre tuttavia fare delle precisazioni. Siccome la stagione di pesca al salmone sul Gaula inizia il 1° giugno e termina il 31 agosto di ogni anno, a volte è capitato che il picco di risalita dei salmoni non sia coinciso con la stagione di pesca.

 


Il Gaula

 

 

Gianluca mostra orgoglioso una ‘barra d’argento’ del Gaula.

 


 

E’ capitato infatti (ad esempio nel 2002 ed in parte anche nel 2011) che buona parte degli spring salmon sia risalita già tra la metà e la fine di maggio, oppure, con situazioni di estrema siccità estiva (come nel 2003), anche il mese di settembre può registrare una consistente risalita di salmoni. E’ tuttavia innegabile che rispetto alle risalite di inizio duemila (eccezionali le annate 2000 e 2001), che ho potuto constatare personalmente, negli ultimi cinque anni si sta registrando una leggera flessione nel numero dei pesci che migrano, rimanendo comunque all’interno di oscillazioni ciclicamente già riscontrate in passato. Purtroppo, però, la novità rispetto al passato consiste nel fatto che, se fino ad una decina d’anni fa a far notizia era una stagione con scarsa risalita dei salmoni (ad esempio il 1997), adesso lo stesso clamore lo desta un’annata con risalita copiosa.

Fine prima parte.

 

 

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